Dodge Coches clásicos Curiosità
Auto con Storia: Dodge Charger della NASCAR che ha corso a Le Mans

A metà degli anni ’70, gli organizzatori della 24 Ore di Le Mans avevano grosse difficoltà a completare lo schieramento a causa delle poche iscrizioni provocate dalla crisi petrolifera, che aveva ridotto notevolmente il budget per le competizioni di molti costruttori. Per questo si ricorse all’espediente di inviare inviti ai primi tre classificati di diverse categorie che avevano poco o nulla a che fare con Le Mans. Una di queste, la NASCAR nordamericana.
Per l’edizione del 1975 i dominatori a Le Mans erano stati la Porsche 911 RSR e la Ferrari 365 GTB nelle classi GT, mentre nelle classi maggiori la gara era stata vinta dalla Mirage, un costruttore indipendente. L’anno successivo, Porsche presentava già la 936, che alla fine sarebbe risultata vincitrice, mentre la Renault Alpine A442 turbo debuttava a La Sarthe. Come potete immaginare, la comparsa di un gigantesco Charger della NASCAR (insieme a una Chevrolet Monza, a una Corvette dell’IMSA e a una Ford Torino della NASCAR) suscitò non poca sorpresa nel paddock di Le Mans.
Gli inviti furono intestati a Herschel McGriff e a suo figlio Doug McGriff. Inizialmente i due piloti intendevano correre con la loro Monza usata in NASCAR, ma alcuni mesi prima della gara in Francia l’auto subì un incidente, per cui decisero di schierare una Dodge Charger del 1974. Forse l’auto meno adatta, per la scarsa aerodinamica e per le dimensioni che aveva. Nonostante ciò, gli americani decisero di intraprendere l’avventura, imbarcando la vettura verso la Francia.
Il Charger non sarebbe stato un avversario debole per le raffinate macchine da corsa europee. Era stato costruito un telaio interamente tubolare, per cui il peso si ridusse notevolmente; unica modifica apportata alla Charger, oltre ai rapporti del cambio che dovettero essere adattati al circuito. Il risultato, in un primo momento, era incoraggiante: a Mulsanne l’auto raggiungeva i 344 km/h, spinta dal suo V8 427 HEMI.
Ma ben presto la debolezza della Charger cominciò a emergere. Durante le prove libere esplosero due dei tre motori che la squadra aveva portato in Francia; la causa fu il basso indice di ottano della benzina utilizzata: 89 ottani contro i consueti 115 che la NASCAR usava per i suoi motori con rapporto di compressione 13,5:1 sugli ovali. Nonostante i litri di additivo nel serbatoio, la Charger durò in gara solo tre giri, prima di rompere un pistone.
La prima e unica volta in cui le muscle car osarono attraversare l’oceano, verso Le Mans, non fu l’esperienza più gradevole: tutte si ritirarono e la Charger fu la prima a farlo.
Fonte | Olympia Charger, Wikipedia
2 comentarios
Deja un comentario


I sette finalisti al Car of the Year Europa 2027 (COTY) sono esclusivamente elettrici
Peugeot E-208 GTi: un giocattolo a batteria che recupera lo spirito delle sportive degli anni Ottanta
Nuovo Lexus ES: il lusso cresce e diventa elettrico
Era obvio que no estaba hecho para esto. Pero para ellos que acondicionaron el Charger de NASCAR para este Le Mans que mencionas que no fue grato, te aseguro que si fue toda una experiencia, un reto y una gran aventura el estar allí. Quizás el actual Charger daría unos resultados muy diferentes si llegase a entrar en Le Mans, por supuesto debidamente acondicionado.
Buen articulo de historia.
Gracias Juan C. Sin duda que habrá sido inolvidable para estos pilotos americanos. Por aquellos años la industria norteamericana estaba mucho más aislada de Europa que ahora, por lo que ver estos coches de NASCAR en Le Mans era un hecho sin precedentes.
Un saludo