I 18 Porsche che dimostrano chi è il "re" della 24 Ore di Le Mans

Redacción     17 June 2017     14 min.
I 18 Porsche che dimostrano chi è il

Porsche è il costruttore automobilistico che ha vinto più volte la 24 Ore di Le Mans.

Porsche e Le Mans sono legate quasi dagli esordi. La casa automobilistica tedesca può vantarsi di essere quella che ha vinto più volte nella impegnativa gara francese, ben 18 volte a partire dalla prima vittoria nel 1970, grazie ai vincenti modelli da corsa che descriviamo di seguito.

1. Porsche 917 KH – vincitrice nel 1970 e 1971

PORSCHE 917K 1970

PORSCHE 917K (1970)

La Porsche 917 è entrata nella storia come un’automobile di culto e una delle vetture da corsa più apprezzate dagli appassionati. La sua iconica bellezza contrastava con il suo leggendario carattere, frutto della sua grande potenza e leggerezza.

La 917K fu un successo immediato e nel 1970 vinse in sette delle otto gare a cui partecipò, inclusa Le Mans. Questo modello ha avuto l’onore di regalare la prima vittoria assoluta a Porsche nelle 24 Ore di Le Mans, con Hans Hermann e Richard Attwood al volante.

Porsche 917 K 1971

Porsche 917 K (1971)

Nel 1971 l’aerodinamica fu migliorata con due pinne verticali sulla coda. E alcune unità avevano un telaio più leggero, in magnesio. La 917 LH di Rodríguez/Olivier conquistò la pole con un tempo di 3:13.90 minuti, un record che non fu mai battuto prima che nel 1990 venissero installate le chicane sul rettilineo di Hunaudières. Nel 1971, la 917 KH ottenne un record in gara di 397 giri e una distanza di 5.335,313 km, un primato che impiegò quasi 40 anni a essere battuto.

Caratteristiche tecniche della 917 KH

  • Telaio multitubolare in alluminio (magnesio nel ’71), carrozzeria in fibra di vetro.
  • Motore boxer a 12 cilindri raffreddato ad aria, 4.5 o 4.9 litri, fino a 441 kW (600 CV).
  • Cambio manuale a 5 marce.
  • Peso minimo di 800 kg.
  • Lunghezza 4,12 m; larghezza 1,98 m; altezza 0,98 m.
  • Velocità massima di 362 km/h.

2. Porsche 936, vincitrice nel 1976, 1977 e 1981

PORSCHE 936 1976

Dopo i buoni risultati delle 908 con motore turbo, nel 1975 Porsche decise di creare un nuovo prototipo, la Porsche 936 del 1976, per partecipare alle gare di durata e a Le Mans. La 936 montava il motore della Porsche 935, del Gruppo 5, una vettura della categoria GT basata su una 911. Questo sei cilindri boxer in alluminio, raffreddato ad aria e turbo, aveva una cilindrata di appena 2.142 cc, per equipararsi all’handicap 1.4 del regolamento al limite dei 3 litri aspirati dei prototipi.

PORSCHE 936 (1977)

PORSCHE 936 (1977)

Furono prodotti solo tre telai di questa vettura e, curiosamente, uno vinse Le Mans nel 1976, un altro nel 1977 e il terzo nel 1981, in tutte e tre le occasioni con il pilota belga Jackie Ickx al volante. Con questo modello Porsche dimostrò che i motori turbo erano il futuro e che potevano superare in efficienza, prestazioni e consumi i blocchi da 3.0 litri aspirati provenienti dalla Formula 1.

PORSCHE 936 (1981)

PORSCHE 936 (1981)

Caratteristiche tecniche della 936

  • Telaio multitubolare in alluminio, carrozzeria in fibra di vetro.
  • Motore boxer a 6 cilindri turbo raffreddato ad aria, 2.1 litri, fino a 455 kW (620 CV).
  • Cambio manuale a 5 marce.
  • Peso minimo di 700 kg.
  • Lunghezza 4,96 m; larghezza 1,92 m; altezza 1,27 m.
  • Velocità massima di 350 km/h.

3. Porsche 935 K3, vincitrice nel 1979

La Porsche 935 fu creata nel 1976 per competere nel Campionato Mondiale Marche della FIA, dove i prototipi non assegnavano punti. Si trattava di un Gruppo 5, categoria GT che permetteva una maggiore evoluzione, sviluppata sulla base della Porsche 930 Carrera Turbo, del 1974.

PORSCHE 935 K3 (1979)

PORSCHE 935 K3 (1979)

Le 935 erano facilmente riconoscibili per la loro larghezza, l’ampio alettone e il muso piatto con i fari riposizionati. Montavano un motore boxer a 6 cilindri turbo da 3.0 litri che erogava circa 600 CV nelle prime versioni.

Durante la seconda metà degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, la 935 dominò le gare di durata in tutto il mondo. Ma a Le Mans non era così facile, perché doveva competere con i prototipi. Nel 1979 presero il via quindici esemplari della 935 a Le Mans e tre di essi occuparono il podio. A vincere fu la 935 K3 della squadra Kremer, guidata da Klaus Ludwig e dai fratelli Don e Bill Whittington.

Caratteristiche tecniche della 935 K3

  • Telaio monoscocca in acciaio, carrozzeria in fibra di vetro e kevlar.
  • Motore boxer a 6 cilindri biturbo raffreddato ad aria, 3.2 litri, 550 kW (750 CV).
  • Cambio manuale a 5 marce.
  • Peso minimo di 1.025 kg.
  • Lunghezza 4,82 m; larghezza 1,98 m; altezza 1,15 m.
  • Velocità massima di 350 km/h.

4. Porsche 956, vincitrice nel 1982, 1983, 1984 e 1985

PORSCHE 956 (1982)

PORSCHE 956 (1982)

La nuova categoria Gruppo C rinnovò di colpo le vetture e segnò l’inizio di una seconda età dell’oro del Campionato Mondiale Endurance e della 24 Ore di Le Mans, con vetture estremamente veloci, con effetto suolo e un’immagine spettacolare e futuristica. Porsche creò la 956 per questa nuova categoria e inaugurò un’epoca gloriosa, conquistando il campionato e la vittoria a Le Mans in tutte e quattro le stagioni in cui fu in attività.

Le chiavi del suo successo erano il comportamento efficace e il motore boxer a 6 cilindri turbo da 2.65 litri (già sperimentato un anno prima sulla 936), che erogava 630 CV con un consumo di carburante molto contenuto. Nel 1982, tre 956 occuparono i primi tre posti del podio nello stesso ordine dei numeri di gara, con la numero 1 di Ickx e Bell in prima posizione.

PORSCHE 956 (1983)

PORSCHE 956 (1983)

Il successo della stagione 1982 spinse tutti i team privati a volere una 956 e nel 1983 la griglia era piena di queste vetture, la cui superiorità tecnica era schiacciante. Al traguardo dell’edizione 1983 della 24 Ore di Le Mans occuparono le prime otto posizioni. La vittoria si decise tra due vetture del team ufficiale Rothmans-Porsche, e a vincere fu quella guidata da Al Holbert, Hurley Haywood e Vern Schuppan, nonostante un surriscaldamento nell’ultimo giro.

PORSCHE 956 (1984-1985)

PORSCHE 956 (1984-1985)

Nel 1984 la Porsche fu rappresentata dai team clienti. La squadra Joest, con Klaus Ludwig e Henry Pescarolo come piloti, conquistò la vittoria… e altre sei 956 le seguirono in classifica al termine della gara.

Nel 1985 la Porsche iniziò a lavorare sulle 962C del team ufficiale, anticipando di due anni il regolamento, ma a Le Mans vinse di nuovo la stessa 956 del Team Joest, con Klaus Ludwig, Paolo Barilla e John Winter come piloti.

Caratteristiche tecniche della 956

  • Telaio monoscocca in alluminio anteriore e sottotelaio posteriore, carrozzeria in fibra di vetro e kevlar.
  • Motore boxer a 6 cilindri turbo raffreddato ad aria, 2.65 litri, fino a 463 kW (630 CV).
  • Cambio manuale a 5 marce.
  • Peso minimo di 840 kg.
  • Lunghezza 4,77 m; larghezza 1,99 m; altezza 1,03 m.
  • Velocità massima di 372 km/h.

5. Porsche 962C, vincitrice nel 1986, 1987 e 1994

PORSCHE 962C (1986)

PORSCHE 962C (1986)

La Porsche 962C aveva 12 cm in più di passo rispetto alla 956, per arretrare la posizione dei pedali e far sì che i piedi del pilota restassero dietro l’asse anteriore. Fu migliorata anche la sicurezza con una nuova gabbia antiribaltamento. Questo modello iniziò a correre in Nord America nel campionato IMSA del 1984, dove collezionò quattro vittorie.

Nel 1985 ottenne il suo primo podio a Le Mans, mentre nell’IMSA travolse i suoi avversari. La 962C vinceva in ogni tipo di gara, arrivando a sommare quattro vittorie alla 24 Ore di Daytona e quattro alla 12 Ore di Sebring. La 24 Ore di Le Mans non le resistette e nel 1986 arrivò il suo momento. Lo fece con una doppietta. Vinse il team ufficiale Porsche, con Al Holbert, Derek Bell e Hans-Joachim Stuck, davanti alla 962C di Oscar Larrauri, Joël Gouhier e lo spagnolo Jesús Pareja. Nel 1987 avrebbe vinto di nuovo lo stesso trio di Porsche, questa volta con più opposizione da parte delle Jaguar e con un motore evoluto a 2.9 litri e 680 CV di potenza.

PORSCHE 962C (1987)

PORSCHE 962C (1987)

La Porsche 962C continuò a correre e a vincere in ogni tipo di campionato e gara di durata fino alla fine degli anni ’80. E il destino le riservava ancora una vittoria a Le Mans. Accadde nel 1994, dieci anni dopo la sua creazione, quando il preparatore Dauer Racing progettò una versione stradale della 962C che poté essere omologata nella categoria GT1. Gestita in gara dalla squadra Joest, con l’aiuto della Porsche e piloti esperti al volante come Yannick Dalmas, Hurley Haywood e Mauro Baldi, si impose a Le Mans davanti alla concorrenza delle Toyota, regalando alla Porsche la sua tredicesima vittoria.

PORSCHE Dauer 962C (1994)

PORSCHE Dauer 962C (1994)

Caratteristiche tecniche della 962C

  • Telaio monoscocca in alluminio anteriore e sottotelaio posteriore, carrozzeria in fibra di vetro e kevlar.
  • Motore boxer a 6 cilindri biturbo raffreddato ad aria o ad acqua, 2.65, 2.9 e 3.0 litri, fino a 500 kW (680 CV).
  • Cambio manuale a 5 marce.
  • Peso minimo di 840 kg.
  • Lunghezza 4,77 m; larghezza 1,99 m; altezza 1,03 m.
  • Velocità massima di 370 km/h.

6. WSC Spyder, vincitrice nel 1996 e 1997

PORSCHE TWR Spyder (1996)

PORSCHE TWR Spyder (1996)

Con la scomparsa dei prototipi del Gruppo C, la Porsche riversò i suoi sforzi nello sviluppo di vetture competitive per le categorie GT2 e GT1. Parallelamente, a metà degli anni ’90 si associò alla TWR per creare una vettura scoperta nella classe LMP1, riservata ai prototipi. Il telaio della TWR ricevette un motore boxer a 6 cilindri biturbo raffreddato ad acqua (derivato dalla 962C), che erogava circa 580 CV a causa delle restrizioni.

Porsche TWR Spyder (1997)

Porsche TWR Spyder (1997)

Il risultato non avrebbe potuto essere migliore e questa combinazione trionfò per due anni consecutivi alla 24 Ore di Le Mans, con il team Joest Racing. Nel 1996 vinse con il trio Manuel Reuter, Davy Jones e Alexander Wurz, seguito dalle Porsche 911 GT1 che vincevano la categoria LM GT1. Nel 1997, Michele Alboreto fece la pole e Tom Kristensen il giro più veloce in gara. Nella corsa, la regolarità della Joest-Porsche di Alboreto, Johansson e Kristensen le regalò la vittoria, mentre le GT1 rimasero indietro. Fu la prima vittoria di “Mr. Le Mans”, Tom Kristensen, che nel corso della sua carriera vinse altre otto volte in questa leggendaria gara.

Caratteristiche tecniche della WSC Spyder

  • Telaio sandwich in fibra di carbonio, carrozzeria in fibra di carbonio.
  • Motore boxer a 6 cilindri biturbo raffreddato ad acqua, 3.2 litri, fino a 426 kW (580 CV).
  • Cambio manuale a 6 marce.
  • Peso minimo di 875 kg.
  • Velocità massima di 325 km/h.

7. Porsche 911 GT1, vincitrice nel 1998

La categoria LM GT1 era riservata a vetture sportive di produzione molto evolute, di cui bisognava costruire 25 unità e almeno una doveva essere omologata per poter circolare su strada. La Porsche sfruttò al massimo il regolamento e nel 1996 creò la 911 GT1. Vantava dettagli di design di una Porsche 911 (993), ma nelle sue viscere aveva tutto ciò che serviva a una vettura da competizione dell’epoca, come la carrozzeria esterna in fibra di carbonio e la collocazione del motore in posizione centrale per migliorare l’aerodinamica e la distribuzione dei pesi. Fu la prima Porsche 911 con motore centrale della storia, ma non l’ultima, poiché nell’attuale stagione 2017 la Porsche 911 RSR da competizione adotta di nuovo questa soluzione.

Porsche 911 GT1 (1998)

Porsche 911 GT1 (1998)

Il motore era un’evoluzione di quello usato nella fortunata Porsche 962C, opportunamente migliorato per aumentarne l’efficienza e adattarlo alla categoria. Il boxer a 6 cilindri biturbo da 3.2 litri erogava 600 CV. La nuova 911 GT1 debuttò direttamente nelle prove di Le Mans del 1996 e dimostrò la sua competitività vincendo la sua categoria e classificandosi in seconda posizione assoluta, dietro alla vincitrice TWR-Porsche.

La vittoria di questo modello arrivò nel 1998, con la versione evoluta GT1-98, che aveva una carrozzeria più simile a un prototipo, anche se ebbe la sua obbligatoria versione stradale, con la targa BB GT 198. La sedicesima vittoria della Porsche a Le Mans arrivò grazie all’affidabilità della GT1, che le permise di superare i rivali della Toyota e della Mercedes. La 911 GT1 numero 26 di Alan McNish, Laurent Aiello e Stéphane Ortelli guidò una doppietta che sarebbe rimasta storica, perché la Porsche annunciò subito dopo il suo ritiro ufficiale come costruttore, dedicandosi dal 1999 a supportare team privati.

Caratteristiche tecniche della 911 GT1

  • Telaio monoscocca in fibra di carbonio, carrozzeria in fibra di carbonio.
  • Motore boxer a 6 cilindri biturbo raffreddato ad acqua, 3.2 litri, fino a 404 kW (550 CV).
  • Cambio sequenziale a 6 marce.
  • Peso minimo di 940 kg.
  • Lunghezza 4,89 m; larghezza 1,99 m; altezza N.D.
  • Velocità massima di 350 km/h.

8. Porsche 919 Hybrid, vincitrice nel 2015 e 2016

Dopo oltre dieci anni senza una Porsche che lottasse per la vittoria assoluta a Le Mans, gli appassionati sentivano la mancanza del marchio di maggior successo nella storia della corsa. All’interno della Porsche non c’era un solo anno in cui non si pensasse di tornare a Le Mans in modo ufficiale, ma non c’erano le condizioni perché la sfida fosse all’altezza. L’arrivo dei prototipi ibridi LMP1 rappresentò una sfida per la Porsche, con una categoria collegata alla produzione di auto stradali ibride. Nel marchio avevano le idee molto chiare: “La Porsche fa parte di Le Mans e Le Mans fa parte della Porsche. Tuttavia, nessuno fa investimenti di questo tipo per nostalgia; devono essere redditizi in prospettiva futura. Per quanto ricordo, non c’è mai stato un regolamento che desse ai ingegneri tanta libertà e richiedesse tanta innovazione. L’obbligo di costruire un ibrido e la formula di efficienza rappresentano sfide rivoluzionarie. Sono orgoglioso che i nostri ingegneri abbiano osato spingersi più lontano di chiunque altro e i clienti della Porsche ne trarranno beneficio“.

Porsche 919 Hybrid (2015)

Porsche 919 Hybrid (2015)

Dopo aver annunciato il suo ritorno nel giugno 2012, la Porsche iniziò la stagione 2014, sedici anni dopo la sua ultima partecipazione ufficiale. Per questo fu creata l’innovativa Porsche 919 Hybrid, con un compatto motore V4 turbo da 2.0 litri, che aziona le ruote posteriori, e un potente motore elettrico, che muove le anteriori. La Porsche ha introdotto un avanzato sistema di doppio recupero di energia, sia in frenata che in accelerazione.

Nel 2014 si conquistò il quarto posto a Le Mans, più sei podi e una vittoria nel Campionato Mondiale Endurance della FIA. La nuova 919 Hybrid fu molto vicina a dominare a Le Mans al debutto, poiché Mark Webber guidava la gara a due ore dalla fine quando un problema meccanico lo costrinse al ritiro.

Nel 2015 fu progettata un’auto più leggera ed efficiente, rientrante nella sottoclasse da 8 megajoule, che permette di usare più energia elettrica riducendo il consumo di carburante per giro.

Porsche 919 Hybrid (2016)

Porsche 919 Hybrid (2016)

Nel 2015, la Porsche tornò in cima a Le Mans, con la 919 Hybrid numero 19 guidata da Earl Bamber, Nico Hülkenberg e Nick Tandy. E in quella stagione vinse anche il Campionato Mondiale Endurance della FIA. L’impresa si ripeté nel 2016 con la vittoria a Le Mans e in altre cinque prove del campionato. Nel 2017 sono già stati conquistati tre podi prima di arrivare a Le Mans, dove la 919 Hybrid cercherà il suo posto nella storia con una terza vittoria consecutiva nella gara più dura del mondo.

Caratteristiche tecniche della 919 Hybrid

  • Telaio monoscocca in fibra di carbonio, carrozzeria in fibra di carbonio.
  • Motore termico V4 turbo, 2.0 litri e fino a 367 kW (500 CV), che aziona le ruote posteriori; motore elettrico di oltre 300 kW (408 CV), che muove le anteriori.
  • KERS e recupero dell’energia di scarico; batterie agli ioni di litio.
  • Cambio sequenziale a 7 marce.
  • Peso minimo di 875 kg.
  • Lunghezza 4,65 m; larghezza 1,90 m; altezza 1,05 m.
  • Velocità massima di 350 km/h.

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