Eco Rallye de la Comunidad Valenciana: un'esperienza da ricordare
Insieme a quasi 50 equipaggi con auto elettriche, ibride e a combustibili alternativi, abbiamo partecipato all’Eco Rallye de la Comunidad Valenciana al volante di una Lexus CT 200h, una gara difficile in cui contano la regolarità e l’efficienza.
Unire le parole “Rallye” ed “Eco” non suona bene, vero? Sicuramente la prima cosa che pensi è: che c’entra la velocità con il lardo? Eppure, in un Eco Rallye velocità ed efficienza vanno a braccetto. Anche se, più che di velocità, bisognerebbe parlare di regolarità. Ma in una prova di qualsiasi rally, anche di efficienza, per essere regolari bisogna “guidare in modo molto fine”.

E ne abbiamo avuto la prova diretta partecipando alla quinta edizione dell’Eco Rallye de la Comunidad Valenciana, con il supporto di Lexus España, al volante di una Lexus CT 200h. Chi scrive ha avuto il privilegio di partecipare (anzi, che dico partecipare, di competere!) in rappresentanza di Top10motor, insieme a un collega e caro amico, Ramiro Mansanet, di Newspress España.
In cosa consiste un Eco Rallye?
Ma andiamo con ordine, perché adesso il risultato conta il meno possibile (o almeno è quello che di solito dicono quelli che non vincono… vero?). In cosa consiste un Eco Rallye? Si tratta di una prova automobilistica aperta alla partecipazione di veicoli a basse emissioni (elettrici, ibridi, a combustibili alternativi… e sì, anche auto diesel e a benzina, ma con emissioni inferiori a 120 g/km), concepita per promuovere la guida efficiente.

Nel caso dell’Eco Rallye de la Comunidad Valenciana, disputato a Castellón il 17 e 18 novembre, la gara fa parte del Campionato spagnolo di Energie Alternative (composto da quattro appuntamenti) ed è valida per il Campionato FIA di Veicoli Elettrici e Energie Alternative. Non è poco.
Non c’è spazio per alcuna preparazione. Si partecipa con auto di serie, omologate per circolare su strada aperta, ed è proprio lì che si svolge il percorso, condividendo il traffico con altri veicoli. I partecipanti devono cercare di coprire il percorso con il minor consumo possibile. Non sembra difficile; il problema è che bisogna farlo dimostrando allo stesso tempo la capacità di essere regolari, mantenendo le velocità medie indicate nei tratti cronometrati.

Per controllare la regolarità, l’organizzazione installa controlli di passaggio segreti lungo i tratti cronometrati. E, come in un rally normale, ci sono tratti cronometrati e tratti di trasferimento. In questa edizione, il percorso totale per le auto della categoria elettrica era di 270 km (iscritte al Campionato FIA) o di 210 per i partecipanti al Campionato di Spagna. Tutte le altre auto, sia ibride sia a altri combustibili, dovevano percorrere 320 km.
La 5ª edizione dell’Eco Rally de la Comunidad Valenciana
L’elenco degli iscritti al Rally de la Comunidad Valenciana, giunto ormai alla quinta edizione, includeva alcuni volti noti agli appassionati del mondo delle competizioni motoristiche. Tra loro, il cinque volte campione di Spagna di rally, Miguel Fuster, al volante di una Ford Ecoboost; l’ex pilota del Mondiale Luis Climent, con una Renault Mégane, o Salvador Cañellas, campione di Spagna di rally e di velocità in circuito in più occasioni.

In un rally bagnato (mai detto fu più appropriato, ci siamo beccati tutta la “goccia fredda”), Eneko Conde e Adolfo González si sono proclamati vincitori del Campionato Internazionale FIA con la loro Nissan Leaf, mentre nel Campionato di Spagna di Energie Alternative la vittoria nella prova è andata a Manuel Cortés ed Eloi Alsina con una Hyundai Kona Eléctrico. Nella categoria ibride di nuovo una Hyundai sul gradino più alto, la Ioniq PHEV di Lucas Pérez e Miguel Ángel Casado. La vittoria nella classe “altri combustibili” è andata a Óscar García e Adrián Pascual con la loro VW Polo TDI.
Due novellini in difficoltà
E la nostra partecipazione? Dal sapore agrodolce, come si suol dire. Tutto si è “cucinato” pochi giorni prima, all’improvviso. E non ci abbiamo pensato troppo. Lexus ci metteva a disposizione l’auto, una Lexus CT 200h che conosco bene per averla provata in diverse occasioni. E, praticamente debuttanti in questo mondo degli Eco Rallye, ci siamo lanciati nell’avventura. In fondo si trattava di guidare con leggerezza consumando poco e di fare da copilota interpretando un “roadbook”, cose a cui siamo abituati dopo diverse presentazioni di auto alle spalle e più giri del mondo di Willy Fog.

Il mio compagno, Ramiro, è già temprato da mille battaglie di quelle che richiedono tuta, casco e guanti. Ma c’era un problema: qui si compete contro i rivali, contro il cronometro e contro l’indicatore dei consumi del computer di bordo in strada aperta, in jeans e a bordo di un’auto con i numeri di gara, ma senza roll-bar.
Io, da parte mia, di gare “vere” ne ho fatte il giusto. E avevo partecipato solo una volta in precedenza a un rally di efficienza. Devo dire che vinsi nella mia classe con una Ford Focus Ecoboost (rally Vasco Navarro, se la memoria non mi inganna; ma se non lo dico scoppio). Certo, erano altri tempi. Guidare in modo efficiente si fa ancora allo stesso modo, ma adesso per mantenere la regolarità nei tratti bisogna allenarsi e utilizzare apparecchi elettronici di misurazione. Per vincere il trofeo che conservo di quel rally, il mio compagno di allora, Javier Moltó (ora appassionato dei rally di efficienza, che disputa il campionato con una BMW i3) e io dovemmo ricorrere a calcolatrice e cronometro e fare molti calcoli… a mano.
Fortunatamente, oggi ci sono app per tutto. E dopo un “corso accelerato” (mai detto fu più appropriato) con l’app RabbitRally, solo poche ore prima dell’inizio della prova eravamo quasi pronti. Ci mancava solo trovare un negozio di cinesi aperto – come sempre, abbiamo tirato così tanto che siamo arrivati alle verifiche precedenti alla gara la sera prima per un pelo – per comprare qualcosa con cui fissare l’iPad e un telefono cellulare al cruscotto, e via a correre. A proposito, com’è utile il velcro adesivo. Serve per tutto…

Visto che si trattava di imparare partecipando (la prossima volta andremo per vincere), ci siamo divisi i compiti di pilota e “copilota”. E abbiamo iniziato la prova come non poteva essere altrimenti: con entusiasmo, nervosismo… e combinando guai. Ancora non sappiamo cosa sia successo nel primo tratto cronometrato, ma qualcosa è andato storto nella nostra “installazione elettronica” e ci è andato tutto male. Tuttavia, appena abbiamo preso il filo con Rabbit, abbiamo cominciato a divertirci davvero.

Può sembrare poca velocità, ma ti assicuro che non è per niente facile mantenere medie di 50 km/h (attenzione, parlo di velocità media, non di punta) in tratti guidati di strade di montagna con pioggia, fondo scivoloso e un compagno alla tua destra che ti “canta” il percorso in anticipo in modo martellante – come deve essere, la cosa peggiore che può succedere qui è perdersi – e non si rende conto che non lo senti. L’unica cosa che hai in testa è controllare la molla del tuo piede destro per premere l’acceleratore il giusto, e che quel maledetto Rabbit non passi dal giallo (segno che vai bene) al rosso (frena, stai esagerando) o al verde (accelera, che scende la media).
La nostra Lexus CT 200h si è dimostrata efficace e comoda con il passare dei chilometri, e molto parsimoniosa se sfrutti i vantaggi di un’ibrida, con un consumo medio reale di appena 5,6 l/100 km durante il rally.
In pratica così ci siamo fatti tutta la gara, alternando in alcuni tratti il volante con il “roadbook”. Ma godendoci quello che ci piace di più fare, guidare. La Lexus CT 200h si è comportata a meraviglia, e ci ha permesso di concludere la prova con un consumo medio di 5,6 l/100 km se facciamo i conti con i litri riforniti (misurazione ufficiale dei commissari) e i chilometri percorsi. Un consumo che, secondo il computer di bordo, si è fermato a 5,1 l/100 km e che, alla fine, ci è servito per ottenere il nono posto nella nostra categoria, una volta fatto il computo della regolarità e dell’efficienza.
Una combinazione che all’inizio non ci attirava molto, ma che ci ha fatto venire un “tarlo” che ci sta già portando a macchinare piani più che ambiziosi per l’anno prossimo.
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