Cambia abitudini, cambia pneumatici

Non riuscivo a trovare un modo più appropriato per iniziare che con la domanda con cui si è aperta la giornata: “Andresti sulla neve in infradito?” Lo slogan della campagna non potrebbe essere più chiaro per sensibilizzare i conducenti sulla necessità di adattare il veicolo alle avverse condizioni meteorologiche che viviamo nel nostro Paese, montando un pneumatico invernale, che, come vedremo, non serve solo per circolare sulla neve.
Se la domanda ti ha colpito e pensi che siamo impazziti, rifletti bene sulla risposta e ora trasferiscila al tuo veicolo. Capirai che le condizioni dell’asfalto variano a seconda della stagione e che i proprietari usiamo gli stessi pneumatici tutto l’anno. E infatti i pneumatici invernali, oltre a comportarsi ottimamente su un asfalto innevato, migliorano anche il comportamento rispetto a un pneumatico estivo quando lavorano a meno di 7ºC, sia su asciutto che su bagnato. Ma andiamo con calma.
Non solo per la neve

Un errore molto comune è associare il pneumatico invernale a condizioni estreme di neve o ghiaccio, ma la realtà non è questa. L’alto contenuto di silice, insieme ad altri composti in cui predomina la gomma, consente un comportamento molto più efficace su diversi tipi di asfalto nei mesi invernali.
Quindi non è necessario che nevichi per poter verificare i vantaggi di questo tipo di pneumatici: anche su asciutto, pioggia e persino fango, purché la temperatura sia pari o inferiore a 7ºC, l’aderenza sarà molto maggiore. Nella maggior parte del nostro territorio, la temperatura media nei mesi più freddi è inferiore a questa soglia, soprattutto nella parte settentrionale del Paese.

La principale ragione di questa differenza di comportamento è che la superficie del pneumatico estivo a basse temperature si indurisce, impedendo un contatto ottimale con l’asfalto, perdendo perfino contatto e aderenza. La mescola dei pneumatici invernali evita questa rigidità.
Inoltre, il disegno offre un battistrada più intagliato e profondo per una maggiore evacuazione dell’acqua e una migliore trazione. Questo disegno contiene anche un gran numero di lamelle che permettono una maggiore aderenza su fondi innevati, bagnati e ghiacciati, riducendo così il rischio di perdere aderenza e slittare.
Primi marchi per un obiettivo comune

La sensibilizzazione. Questo è l’obiettivo chiaro che si è prefissata la Commissione dei Produttori di Pneumatici, composta dalle cinque grandi marche di pneumatici: Bridgestone, Continental, Goodyear, Michelin e Pirelli, per promuovere l’uso del pneumatico invernale nel nostro Paese.
Negli ultimi 2-3 anni abbiamo iniziato a sentir parlare di pneumatici invernali nel nostro Paese, ma fino a non molto tempo fa erano un grande sconosciuto a causa della scarsa sensibilizzazione da parte delle amministrazioni pubbliche e dei mezzi di comunicazione. Non occorre andare molto lontano per vedere come in alcuni Paesi vicini non solo se ne incentivi l’uso, ma si obblighi a circolare con questi pneumatici invernali nelle condizioni e nei periodi che lo richiedono.

Infatti, durante questo inverno, nelle campagne della DGT e nei cartelli nelle zone di montagna, stiamo iniziando a vedere e sentire i pneumatici invernali come un’alternativa reale alle catene. Ma c’è ancora molta strada da fare.
La nomenclatura ufficiale per riconoscerli è un pittogramma di una montagna con 3 picchi e il simbolo del fiocco di neve. Questo pittogramma compare sul fianco del pneumatico insieme alle misure e al codice di velocità, e a volte insieme alle lettere M+S (Mud+Snow, fango e neve in inglese).

Come si vede nel grafico, la differenza fondamentale tra un pneumatico invernale ed estivo, considerando il comportamento del veicolo, si riscontra nella frenata. Non dimentichiamo che di fronte a un imprevisto, la frenata d’emergenza attiva i sistemi di sicurezza del veicolo come ABS ed ESP, ma non bastano se l’aderenza è nulla.
E cogliendo quest’ultimo punto, non possiamo non commentare il falso mito secondo cui un veicolo con trazione 4×4 non necessita di catene (e quindi di pneumatici invernali). È vero che la trazione sulle 4 ruote permette al veicolo di avanzare più facilmente, soprattutto in salita. Ma in discesa non serve alcun tipo di trazione, bensì aderenza, quindi è proprio in questo caso che i pneumatici invernali sono più necessari, anche sui veicoli a trazione integrale.
La pista di prova

Tutta la teoria è molto bella, ma la pratica permette di verificare visivamente che il pneumatico invernale si comporta enormemente meglio in situazioni di pioggia, neve o ghiaccio. La differenza è meno apprezzabile su asciutto, ma esiste anche lì.
La pista di prova era una superficie di cemento levigato con un coefficiente di aderenza/attrito simile a quello della pioggia quando era asciutta e che, se bagnata, somigliava a una superficie innevata, come nel nostro caso. Va anche detto che, per distinguere un’auto con l’uno o l’altro tipo di pneumatici, nelle foto si può notare sul parafango anteriore sciarpa per i pneumatici invernali e un sole per quelli estivi.
Le quattro prove dinamiche riproducevano le condizioni reali che possiamo incontrare circolando su una strada. In primo luogo, la frenata d’emergenza in curva su fondo scivoloso (neve): si poteva verificare come, nonostante l’intervento di ABS ed ESP, con i pneumatici estivi la traiettoria fosse quasi rettilinea, mentre con quelli invernali la curva era quasi perfetta.

Ma la differenza era ancora più evidente nel percorrere una curva a bassa velocità (intorno ai 25-30 km/h), dove il pneumatico estivo tendeva a scivolare e a uscire dalla traiettoria al minimo movimento del volante, mentre con quello invernale la traiettoria restava invariata.
Il grafico del paragrafo precedente lo abbiamo potuto verificare nella frenata d’emergenza su bagnato. Arrivando entrambe le auto allo stesso punto a una velocità di circa 50 km/h, lo spazio necessario per fermare completamente il veicolo con pneumatici estivi era di circa 5 metri, più o meno la lunghezza di un’auto.

La partenza in salita ci ha inoltre permesso di verificare l’enorme differenza di aderenza tra un pneumatico e l’altro. Mentre con il pneumatico invernale (a sinistra, auto rossa) il sistema di trazione interveniva appena, con quello estivo (a destra, auto blu) era davvero difficile avanzare di qualche metro. La fotografia che illustra queste righe confronta la velocità di rotazione delle ruote con pneumatico estivo e con quello invernale nelle stesse condizioni, e si nota chiaramente che quello estivo slitta, mentre quello invernale no.
Quando cambiare i pneumatici?

La Commissione consiglia di effettuare il cambio dei pneumatici quando spostiamo avanti o indietro l’orologio, adeguandoci all’ora legale o solare. Quindi, all’inizio di novembre potremo montare i pneumatici invernali, per poi smontarli negli ultimi giorni di marzo.
Non va visto come una spesa, ma come un investimento, dato che si allunga la durata dei pneumatici estivi e si guadagna soprattutto in sicurezza. Inoltre, la sensibilizzazione è fondamentale: così come al momento dell’acquisto di un veicolo teniamo conto dei consumi, dei tagliandi o della manutenzione, dovremmo inserire nel budget un’altra voce per il cambio degli pneumatici.
Sempre più officine offrono ai clienti il servizio di stoccaggio dei pneumatici non montati, per incentivarne l’uso e ridurre al minimo i problemi nel momento in cui si acquista un pneumatico invernale e si investe nella sicurezza.
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