Il caso di spionaggio industriale all'interno di Renault avrebbe origine in Cina

Fernando Alvarez     15 January 2011     2 min.
Il caso di spionaggio industriale all'interno di Renault avrebbe origine in Cina

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Pochi giorni fa Denns ci annunciava la sospensione di tre dipendenti francesi del marchio (si dice che siano alti dirigenti) per un caso di spionaggio industriale legato alla fuga di informazioni sul loro programma di veicoli elettrici. In queste ore si conoscono altri dettagli sul caso che tiene in ansia la Francia, compresi i suoi servizi di intelligence.

I primi sospetti sull’origine di questo caso di spionaggio si rivolgono verso la Cina, che avrebbe rubato i segreti dei veicoli elettrici di Renault. L’affermazione potrebbe essere del tutto fondata se si tiene conto dei precedenti dei cinesi nel copiare design e tecnologia di altri marchi, ma resta comunque un tentativo disperato sia da parte di Renault sia del governo francese, e un’accusa piuttosto affrettata.

Sono stati rintracciati alcuni conti bancari dei tre dirigenti coinvolti che hanno ricevuto fondi, e questi conti si trovano in Svizzera. Si sa inoltre che uno degli accusati è nientemeno che Matthieu Tenenbaum, il capo di tutto il programma di auto elettriche del marchio francese, e persino il ministro degli Esteri cinese ha avuto qualcosa da dire in merito.

All’interno dell’azienda francese ci si aspetta il momento in cui i tre dirigenti sospesi compariranno davanti al consiglio di amministrazione di Renault per formalizzare i capi d’accusa penali a loro carico. Solo uno dei membri dei vertici dell’azienda, Patrick Pelata, si è espresso sull’argomento, affermando che Renault è vittima di una rete internazionale molto ben organizzata, al servizio di interessi stranieri.

Lo spionaggio industriale non è affatto una novità nel settore automobilistico; basti ricordare i casi in cui sono stati coinvolti sia GM sia la stessa Ford. Il caso di Renault non è nuovo, ma le sue implicazioni e il numero di persone coinvolte potrebbero renderlo uno dei più importanti degli ultimi tempi.

Via | Financial Times

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