Perché la Banatti Green Falcon è la moto ecologica definitiva

Victor Alós Yus    @sepelaci    1 May 2018     2 min.
Perché la Banatti Green Falcon è la moto ecologica definitiva

Questa moto, con carrozzeria interamente in bambù, dispone di una batteria che le consente di percorrere 50 chilometri e raggiunge una velocità massima di 95 km/h

La sfida di ottenere un veicolo totalmente rispettoso dell’ambiente non riguarda solo i costruttori di automobili: anche i designer di moto sono pronti ad affrontarla. Immagina quindi una moto completamente ecologica, rispettosa dell’ambiente. E non solo perché si tratta di una moto totalmente elettrica, ma perché la sua carrozzeria è costruita in bambù.

La Banatti Green Falcon arriva dalle Filippine, dalle mani e dalla mente dell’artista Christopher Paris Lacson. L’intento è far conoscere l’arte del Paese attraverso l’uso di questo materiale, ma anche offrire una moto totalmente ecologica, con caratteristiche proprie di una moto con motore a combustione.

Va chiarito un punto: il bambù è il materiale utilizzato per la carrozzeria, mentre il telaio è metallico. La carrozzeria pesa soltanto 6,5 chili, il che favorisce il comportamento su strada. Inoltre, la carrozzeria esterna è stata disegnata con cura per non offrire un’eccessiva resistenza all’aria. La carrozzeria ha ricevuto un trattamento con resina epossidica, che rafforza l’integrità del materiale organico.

La tecnologia è molto integrata nella moto: la batteria alimenta il motore elettrico e garantisce un’autonomia di 50 chilometri. Una cifra piuttosto modesta, ma va considerato che si tratta di un primo prototipo, in cui si privilegia la resa ecologica rispetto alle altre premesse. La velocità massima è di 120 km/h, ma è stata limitata a 95 km/h per preservare l’autonomia di circa cinquanta chilometri.

Il sistema frenante, l’illuminazione e gli altri componenti permettono che tutto funzioni in sicurezza senza compromettere la capacità della batteria. Una moto deliziosa, che non ha un grande uso pratico, ma che può rappresentare un buon punto di partenza per una mobilità sostenibile, non solo per il carburante utilizzato, ma anche per il materiale impiegato nella sua produzione.

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