Con Volkswagen non si scherza: annullati tutti i contratti con il fornitore ribelle
Il gruppo Volkswagen ha annullato tutti i suoi contratti con il Gruppo Prevent a causa della crisi di approvvigionamento di componenti che nel 2016 lo ha costretto a chiudere le linee di produzione

Il messaggio di Volkswagen è chiaro. Con loro non si scherza. Dopo la crisi di approvvigionamento che nell’agosto 2016 ha causato la chiusura per diversi giorni di sei dei suoi stabilimenti, Volkswagen ha ora annullato, da un giorno all’altro, tutti i contratti e gli accordi di fornitura che aveva in essere con il Gruppo Prevent, consorzio bosniaco fornitore fino a oggi di diversi componenti e parti per i modelli della casa automobilistica tedesca.
Nonostante il tempo trascorso dalle fermate, l’annullamento dei contratti è avvenuto ora in modo fulmineo, da un giorno all’altro e senza preavviso da parte del costruttore tedesco; per questo il Gruppo Prevent ha annunciato che sta valutando di intraprendere azioni legali contro il costruttore tedesco, poiché tale decisione, oltre a causare una forte perdita di posti di lavoro e di ore lavorative per i suoi dipendenti e stabilimenti, viola i “principi commerciali di buona fede”.
Nonostante i forti investimenti effettuati di recente dal Gruppo Prevent per far fronte ai propri contratti di fornitura, Volkswagen li ha annullati senza preavviso e si è rifiutata di accettare qualsiasi componente o parte proveniente da Prevent. Per questo motivo più di 700 dipendenti delle aziende di Prevent sono già stati colpiti e molti altri dovranno cambiare sede di lavoro, poiché il costruttore bosniaco sta ricollocando i propri dipendenti fissi tra i diversi stabilimenti del gruppo Prevent.
L’annullamento dei contratti arriva in seguito al conflitto sorto nell’estate del 2016, quando Volkswagen è stata costretta a fermare la produzione di sei dei suoi stabilimenti in cui produce le Passat e le Golf a causa di problemi nell’approvvigionamento di componenti. 28.000 dipendenti furono allora seriamente colpiti dalle fermate delle linee di montaggio, poiché alcuni fornitori non rispettarono le consegne concordate di determinati componenti, nonostante fossero obbligati a farlo non solo dal contratto firmato con il consorzio automobilistico, ma anche da una sentenza dei giudici locali che imponeva ai fornitori di rispettare le consegne promesse.

I fornitori del Gruppo Volkswagen lamentavano l’abuso di potere del costruttore tedesco, che accusavano di annullare contratti senza motivo e senza preavviso come conseguenza della crisi generata dalla manipolazione delle emissioni inquinanti. Di fatto, due aziende fornitrici, Car Trim ed ES Automobilguss, entrambe appartenenti al Gruppo Prevent, chiedevano a Volkswagen un risarcimento di 58 milioni di euro per la risoluzione unilaterale dei contratti. Una delle due produceva sedili per la Golf e l’altra parti in acciaio per la produzione di cambi.
I tribunali avevano già dato ragione a Volkswagen nel 2016
Secondo i suddetti fornitori, Volkswagen aveva rotto unilateralmente un contratto di approvvigionamento che avrebbe dovuto iniziare nel 2018, per il cui adempimento le aziende del Gruppo Prevent sostenevano di aver avviato diversi lavori di adeguamento dei propri impianti per affrontare i nuovi carichi di lavoro, carichi che con l’annullamento del contratto non si sono poi concretizzati. Per questo motivo hanno proceduto a fermare la produzione e a ritardare la consegna dei componenti agli stabilimenti interessati come misura di pressione. Da parte sua, Volkswagen ha sostenuto che la mancata fornitura riguardava un contratto in vigore, mentre la lamentela dei fornitori si basava su un contratto non ancora in vigore quando è avvenuta l’interruzione intenzionale della fornitura.
La controversia è finita davanti ai tribunali locali tedeschi, che hanno dato ragione alla tesi del Gruppo Volkswagen e hanno stabilito che i fornitori avrebbero dovuto continuare a inviare i loro componenti nei tempi previsti agli stabilimenti del costruttore. Nonostante ciò, i dirigenti del Gruppo Prevent si sono rifiutati e alla fine hanno costretto alla chiusura temporanea di sei stabilimenti del gruppo, con ripercussioni sui tempi concordati di consegna dei veicoli e sui 28.000 dipendenti del gruppo; infine, in ottemperanza alla sentenza del tribunale, le consegne sono riprese e la normalità è tornata negli stabilimenti interessati.
Tuttavia, lo scorso mese di dicembre 2017, AutoEuropa, lo stabilimento di Volkswagen a Setúbal (Portogallo), è stato costretto a effettuare una nuova chiusura di quattro giorni, ancora una volta per ritardi nella consegna dei componenti, poiché i fornitori non sono stati in grado di tenere il ritmo produttivo sostenuto instaurato nello stabilimento con l’avvio della T-Roc, oltre alle linee dedicate alla SEAT Alhambra e alla Volkswagen Sharan. Ed è stata questa la goccia che ha definitivamente fatto traboccare il vaso della pazienza di Volkswagen, che non ha esitato ad annullare tutti i rapporti con il gruppo fornitore.

Volkswagen si distacca completamente da Prevent, nonostante abbia impegni con loro per circa 200 milioni di euro annui in componenti e debba sostenere costi aggiuntivi per l’ingresso di nuovi fornitori che li sostituiscano nella produzione di componenti, costi che il Gruppo Prevent ha valutato in circa 160 milioni di euro aggiuntivi. Prevent forniva componenti da oltre 25 anni al Gruppo Volkswagen: gruppi sedili, rivestimenti dei sedili e pezzi di fusione per trasmissioni, motori e dischi freno.
Resta ora da risolvere il relativo reclamo del Gruppo Prevent, che continua a chiedere quei primi 58 milioni di euro, somma che sta attualmente riesaminando per presentare la propria memoria in merito all’annullamento unilaterale dei contratti e richiedere un risarcimento che potrebbe arrivare a comportare costi fino a 500 milioni di euro per Volkswagen, se a tale risarcimento si aggiunge il costo di ricostituire una rete di approvvigionamento. Secondo Prevent, la mossa di Volkswagen contraddice la “consuetudine di buona fede” inerente alla prassi commerciale e ha provocato il licenziamento di 90 dipendenti e la riduzione dell’orario di lavoro di circa altri 700 dipendenti degli stabilimenti tedeschi del fornitore.
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