La automobile a guida autonoma non è bella come sembra: ci sono più di 150 gravi problemi ancora da risolvere

La seconda Giornata su Tecnologia e Sicurezza Stradale – organizzata da Seguridad Vital (RTVE), FESVIAL e Carglass – ha messo in luce una grande dose di realtà sulla rapida evoluzione che la mobilità autonoma ha vissuto negli ultimi anni.
Durante l’evento, il presidente di FESVIAL e professore di sicurezza stradale, Luis Montoro, ha voluto frenare le elevate aspettative che circondano l’auto autonoma. Secondo il professore, restano ancora molte questioni da risolvere prima che il livello 5 di guida autonoma venga introdotto sulla strada pubblica, e anche in quel caso potrebbe non risultare redditizio, sebbene sia tecnicamente possibile.

Secondo un articolo della rivista Technology Review, esistono fino a 150 gravi problemi irrisolti. “Viviamo in un’epoca pericolosa, con molte invenzioni e poche riflessioni. Non si può pensare all’auto autonoma solo in termini tecnologici, perché queste tecnologie incidono sull’ambiente, sulle persone, sull’economia e sulla società. Prima di arrivare al livello 5 di guida autonoma, resta molto da fare sul piano tecnologico, ma soprattutto su quello giuridico, personale e sociale“, afferma Luis Montoro.
In un articolo pubblicato dalla rivista Technology Review, appartenente al MIT (Massachusetts Institute of Technology), si elencano fino a 150 gravi problemi che l’auto autonoma deve affrontare, per i quali non esiste ancora una soluzione concreta. Durante il suo intervento, il presidente di FESVIAL ne ha elencati alcuni: “Quale assicurazione avrà? A quale età si potrà usare?, Chi sarà responsabile in caso di incidente?, chi deciderà il dilemma morale in una situazione complicata? Quale formazione avremo? Scompariranno milioni di conducenti professionali?, ci saranno ancora agenti del traffico e multe? Chi controllerà la manutenzione dei sistemi laser, radar, telecamere e satelliti delle auto autonome?”, ha sottolineato il professore di sicurezza stradale.

Oltre alle questioni che dovranno essere risolte in futuro, ci sono molti fattori che limitano attualmente la sicurezza della mobilità autonoma. “Oggi si registrano gravi errori nella guida notturna o con pioggia, neve o nebbia. I sistemi autonomi attuali hanno bisogno di un tempo di analisi e reazione di fronte ad alcune delle migliaia di situazioni che possono presentarsi; a volte, fino a 7 secondi per pensare e reagire. Esistono anche problemi nel riconoscere segnali e segnaletica orizzontale se non sono perfettamente mantenuti. Ci sono gravi limitazioni nel riconoscimento di pedoni e ciclisti, per esempio se un pedone si accovaccia su un attraversamento pedonale…”, dichiara il presidente di FESVIAL.
Risolti i problemi, l’auto autonoma diventerebbe redditizia per le case automobilistiche? Oltre a quelli già citati, Montoro ha elencato una serie di possibili rischi che potrebbero ostacolare l’uso di questa tecnologia: “esiste il rischio di hackeraggio e di interferenze tra le auto. Anche i sistemi del veicolo stesso possono rappresentare una minaccia per la sicurezza. Un altro problema grave è la comunicazione in tempo reale con i satelliti che guidano l’auto: se si verifica una piccola disconnessione, può verificarsi un incidente. Oppure, se una telecamera si sporca, per esempio per via degli escrementi di un uccello, l’auto può avere gravi problemi. Con la segnaletica orizzontale è già stato dimostrato che con un puntatore laser e un riflesso di luce si possono ingannare le auto autonome“, sottolinea il professore di sicurezza stradale.
La rivista Technology Review afferma che oggi è impossibile programmare veicoli in grado di prevedere cosa faranno altre auto o pedoni. Per questo servirebbe l’intelligenza artificiale. “Secondo molti esperti, il livello 5 dell’auto autonoma dovrebbe essere propositivo, creativo e anticipativo, qualcosa di impossibile da programmare oggi”, assicura Luis Montoro.

Per coronare il tutto, il professore di sicurezza stradale ha messo in dubbio che il veicolo autonomo al 100% possa diventare redditizio. “C’è ancora molto da fare per arrivare al livello 5, anche se nessuno dubita che ci si arriverà. Certo, si tratta di tecnologie molto complesse, costose, vulnerabili e che richiederanno un livello di manutenzione tale che bisognerà chiedersi se l’implementazione è fattibile e redditizia, anche se tecnicamente possibile“, ha concluso Luis Montoro.
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