John Cooper Works Countryman MINI Compatte Sportive Prove
Al volante della MINI Cooper JCW Cabrio: una piccola sportiva decappottabile, con 231 CV e molto coinvolgente
Negli ultimi anni abbiamo visto scomparire, quasi senza fare rumore, un modo molto preciso di intendere l’automobile. Se n’è andata la Ford Fiesta ST, si è spenta la Hyundai i20 N, l’Abarth 595 ha abbandonato la sua formula più pura e utilitarie come la Peugeot 208 GTi o la Renault Clio R.S. sono rimaste ormai come ricordi di un’epoca in cui era ancora relativamente normale trovare auto piccole, leggere, con carattere e pensate per essere guidate con piacere.
Per questo, ogni volta che si scende da una MINI John Cooper Works Cabrio, la sensazione non è solo quella di aver guidato un’auto divertente. Somiglia piuttosto all’aver approfittato di una di quelle ultime occasioni che restano prima che questo tipo di sportive scompaia del tutto. Perché questa MINI non punta su cifre impossibili né su record sul circuito. Punta su capote aperta, sterzo rapido, un motore a benzina non elettrificato, una sospensione rigida, uno scarico con presenza e quel collegamento fisico con la strada che tante auto moderne hanno man mano attenuato fino a renderlo quasi irriconoscibile.
In un mercato dominato dai SUV, dall’elettrificazione e da una crescente omologazione dell’automobile, la MINI Cooper JCW Cabrio rappresenta una rarità sempre più preziosa: un’auto piccola, potente, decappottabile e concepita per generare sensazioni. Non è il modello più razionale del suo segmento, né pretende di esserlo. Il suo punto di forza sta altrove: nel feeling, nel suono, nella immediatezza delle sue reazioni e nella capacità di trasformare un qualsiasi tragitto in qualcosa con ben altra intenzione.

Una vera JCW, non solo un look sportivo
Conviene chiarirlo subito: questa non è semplicemente una MINI Cabrio con allestimento John Cooper Works. In questo modello troviamo il miglior motore della gamma, il turbo a benzina da 2,0 litri, quattro cilindri e 1.998 cm³, che eroga 231 CV tra 5.000 e 6.000 giri/min e 380 Nm di coppia massima disponibili tra 1.500 e 4.000 giri/min. E vi assicuro che funzionano alla perfezione sia il cambio automatico sia la modalità sequenziale con le palette.
La trazione è anteriore e la trasmissione è affidata a un automatico a doppia frizione con sette rapporti. Non c’è il cambio manuale, e in un’auto con tanto carico emotivo questa assenza pesa un po’. Ciò nonostante, la trasmissione si comporta bene in guida sportiva, consente la gestione sequenziale tramite palette e offre una modalità Boost che, tenendo premuta la paletta sinistra, libera le massime prestazioni per 10 secondi.
I numeri sono abbastanza seri per una decappottabile lunga 3,88 metri: accelera da 0 a 100 km/h in 6,4 secondi e raggiunge i 245 km/h di velocità massima. Non è particolarmente leggera, con 1.425 chili a vuoto, ma mantiene una risposta vivace, diretta e molto tipica della famiglia John Cooper Works.

Il consumo omologato è di 6,8 l/100 km. Nel test di riferimento la media reale è stata di 8,2 l/100 km, con più guida sportiva che normale, ma abbiamo anche visto un valore di 5,5 l/100 km su strade secondarie con traffico scorrevole.
Una decappottabile che segue una strada propria
Pur condividendo il nome con la MINI Cooper attuale, la Cabrio non utilizza la stessa architettura della tre porte chiusa. Mantiene la piattaforma della sua predecessora, per cui questa versione va intesa più come un restyling che come una generazione completamente nuova. Questa differenza spiega anche perché non adotti gli stessi gruppi ottici posteriori della Cooper a 3 porte e perché, nel caso della Cabrio, non esista una versione elettrica.
Il restyling si nota nella calandra ottagonale rinnovata, nelle nuove animazioni luminose e in una firma luminosa aggiornata. Nella John Cooper Works, inoltre, il precedente doppio scarico centrale lascia il posto a un’unica uscita visibile. È l’unica variante della Cabrio che mantiene lo scarico a vista, un dettaglio importante in un’auto che intende ancora la sportività come qualcosa di più di una linea di allestimento.
L’insieme si completa con fari e fanali oscurati, il profilo inferiore della carrozzeria in nero, la presa d’aria laterale sul frontale, cerchi da 17 o 18 pollici, pinze freno rosse, diffusore specifico e, come optional, una capote decorata con la Union Jack. Sono tratti riconoscibili, ma senza eccessi. Ha presenza, ha attitudine e ha quel tocco di auto speciale che non ha bisogno di troppe spiegazioni.

Interni moderni, ma con lo spirito MINI
L’abitacolo adotta il linguaggio più recente del marchio. Non c’è una strumentazione digitale tradizionale: al suo posto compare un Head-up Display proiettato su uno schermo in policarbonato e un display centrale rotondo OLED da 9,4 pollici. È una soluzione molto MINI, più emozionale che convenzionale, anche se non sempre perfetta dal punto di vista funzionale.
L’atmosfera John Cooper Works si percepisce nel volante a corona spessa con scritta specifica, nei sedili sportivi con poggiatesta integrati, nella fascia rossa e nelle cuciture anch’esse rosse. Non sono sedili radicali, ma sportivi da uso quotidiano. Sostengono bene, anche se si sente la mancanza di un cuscino un po’ più inclinato per sostenere meglio le cosce. In compenso dispongono di regolazione elettrica e funzione memoria, utile per facilitare l’accesso ai posti posteriori.
Davanti al passeggero compaiono fasce rosse retroilluminate e una striscia decorativa in pelle. Il comando della capote si trova nella parte alta dell’abitacolo e consente due fasi di apertura: una prima posizione parziale, simile a rimuovere il vetro di un tetto panoramico, e una seconda in cui la capote si ripiega completamente.

Il sistema impiega 18 secondi ad aprirsi e 15 secondi a chiudersi, e può essere azionato in marcia fino a 30 km/h. È uno di quei dettagli che definiscono l’auto: non serve fermarsi, non serve trovare una scusa. Basta premere un pulsante e lasciare che l’auto cambi carattere.
Capote aperta, meglio con il frangivento
Il frangivento opzionale migliora notevolmente l’esperienza. Con questo installato si riducono i mulinelli d’aria e non è necessario alzare troppo la voce viaggiando a velocità legali. Il rovescio della medaglia è chiaro: annulla i due posti posteriori, già piccoli e con uno schienale poco inclinato.
Anche il bagagliaio non punta sulla praticità. Offre 160 litri con la capote ripiegata e 215 litri quando si viaggia con la capote chiusa. MINI conserva una soluzione utile per allargare leggermente l’apertura di carico se bisogna introdurre bagagli voluminosi, ma è bene mettere in conto fin dall’inizio che non si tratta di un’auto pensata per lunghi viaggi con molti bagagli.
È piuttosto un’auto per viaggiare leggeri. In tutti i sensi.

Su strada: vivace, solida e molto personale
È su strada che la MINI JCW Cabrio si giustifica davvero. Il suo passo di 2,5 metri, lo sterzo diretto e la spinta del motore la rendono molto reattiva nei tratti stretti e misti. Non ha la solidità di una compatta sportiva né la stabilità di un’auto con passo più lungo, ma proprio qui sta parte del suo fascino: si muove, comunica, richiede attenzione e premia.
Conviene conoscerla prima di cercarne i limiti. Lo sterzo è rapido e l’auto ha molto potenziale, ma può risultare più delicata di altre piccole sportive quando si affrontano le curve con decisione. Non è un’auto pericolosa né eccessivamente nervosa, però chiede attenzione e mani sensibili quando si guida veloci. Questo dipende dal suo telaio incredibilmente sofisticato (punto di forza delle MINI), che ci aiuta a portare l’auto dove si posa lo sguardo, con uno sterzo preciso e una sensazione straordinaria che fa dipendere l’auto solo dalle proprie capacità.
La sospensione specifica è molto rigida. In città si avverte sui dossi, sui rallentatori e sull’asfalto rovinato. Su strada, questa rigidità ha più senso: contiene bene i movimenti della carrozzeria e aiuta l’auto a sembrare appoggiata, precisa e pronta a cambiare direzione con rapidità.

L’impianto frenante, con dischi anteriori ventilati, offre un buon mordente fin dai primi centimetri di corsa del pedale. E il suono dello scarico, soprattutto in modalità Go-Kart, offre una colonna sonora sufficientemente presente da ricordare che si tratta comunque di una JCW, anche se, a mio parere, non abbastanza. Non arriva agli eccessi né ai crepitii artificiali di alcuni sistemi più radicali, ma si sente arrivare da lontano e accompagna bene l’esperienza.
In modalità Go-Kart, inoltre, il display OLED mostra dati di prestazione come coppia, potenza e forze G. È anche l’unico programma che visualizza il contagiri sull’Head-up Display e sul display centrale.
Ciò che potrebbe ancora migliorare
Non tutto è perfetto. Il principale punto debole dinamico è l’assenza di un differenziale autobloccante meccanico. L’auto ricorre a un controllo elettronico del differenziale che agisce sui freni, ma non riesce a eliminare del tutto gli strappi nello sterzo in accelerazioni forti. Questo torque steer si manifesta quando si sollecita molto l’asse anteriore, soprattutto sfruttando i 380 Nm di coppia.
Non rovina l’esperienza, ma limita la precisione quando si vuole guidare molto veloci. È un peccato, perché l’insieme di motore, telaio e carattere meriterebbe una soluzione più seria sull’asse anteriore.
È inoltre migliorabile il fatto che, durante la guida sequenziale, la marcia inserita non compaia sull’Head-up Display. In un’auto sportiva quell’informazione dovrebbe trovarsi proprio davanti al conducente, senza costringerlo a distogliere lo sguardo verso il display centrale.

Inoltre, le modalità di guida disponibili non trasformano in modo profondo il comportamento dell’auto, per cui il loro contributo reale è limitato. In un modello così orientato al piacere di guida, si apprezzerebbe una differenziazione più chiara tra le modalità.
Una Cabrio utilizzabile, con i limiti attesi
In viaggio, la rumorosità che entra dalla parte posteriore è più elevata del normale, anche se l’isolamento generale è corretto per una decappottabile. Non è una berlina, né pretende di esserlo. C’è più rumore, più esposizione e più sensazione di trovarsi dentro qualcosa di meccanico e vivo.
In città, la capote condiziona la visibilità posteriore diagonale e può anche complicare la visione verso l’alto quando ci si ferma ad alcuni semafori. Sono pedaggi propri di una piccola cabrio, soprattutto con una carrozzeria così compatta e una linea così caratteristica.
In cambio, poche auto di queste dimensioni permettono di passare con tanta facilità da un uso quotidiano a una guida puramente emozionale. Chiusa, può essere una MINI veloce e utilizzabile. Aperta, si trasforma in qualcosa di molto più speciale.

Dotazioni e prezzo
Di serie, la MINI John Cooper Works Cabrio include climatizzatore bizona, telecamera posteriore di parcheggio, navigatore, compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay, base di ricarica wireless, fari LED e accesso senza chiave, oltre alla dotazione specifica già descritta. Come di consueto in MINI, gran parte della personalizzazione e degli elementi aggiuntivi è organizzata in pacchetti optional.
Il prezzo di partenza è di 43.955 euro. Non è un’auto economica. Né intende esserlo. È piccola, ha due posti posteriori molto stretti, un bagagliaio limitato e una sospensione che non concede nulla al comfort. Da una lettura strettamente razionale, ci sono molti modi per spendere quella cifra in auto più spaziose, più pratiche o più efficienti.
Ma questa non è la lettura corretta per capirla.
La MINI John Cooper Works Cabrio appartiene a quella categoria di auto che non si acquistano solo per ciò che offrono sulla carta, ma per ciò che suscitano quando si guidano. Ha difetti, certo. Ha anche personalità, sonorità, carattere, una capote che si apre in pochi secondi e un motore a benzina da 231 CV che ancora non ha bisogno di giustificarsi con una batteria.
E questo, nel 2026, vi assicuro che sta diventando quasi un atto di resistenza. Una piccola sportiva decappottabile, imperfetta ed emozionante, di quelle che probabilmente rimpiangeremo quando non ce ne saranno più, o forse no…
Galleria di immagini MINI Cooper JCW Cabrio
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