Il cambio automatico CVT evolve nell'e-CVT: ma cos'è e come funziona?
I cambi a variazione continua o CVT presentano alcuni piccoli problemi che si intende risolvere con la loro evoluzione, le trasmissioni automatiche e-CVT

Qualche giorno fa vi parlavamo dei cambi automatici più comuni sul mercato oggi, ovvero quelli con convertitore di coppia, a doppia frizione robotizzata e a variazione continua o CVT. Oggi ci concentreremo sull’ultimo, il cambio a variazione continua o CVT, un cambio automatico che conta sia sostenitori sia detrattori in egual misura, ma che marchi come Toyota sono riusciti a far evolvere fino a farlo apprezzare.
I cambi a variazione continua o CVT sono utilizzati da numerosi costruttori, anche se Toyota è forse il marchio più rappresentativo di questo tipo di trasmissione, grazie alla grande risonanza data e al suo impiego su modelli come la Prius o la C-HR. Ma se allarghiamo lo sguardo, vedremo che marchi come Subaru la adottano con il nome Lineartronic, la Mercedes-Benz l’ha battezzata Autotronic e Audi come Multitronic. E se passiamo al mondo delle due ruote, vedremo che è l’opzione scelta negli scooter, poiché il suo ingombro ridotto e le sue prestazioni la rendono il cambio ideale.

La trasmissione a variazione continua fu sviluppata ed evoluta negli anni ’50 dall’americano di origine olandese Huub van Doorne, introdotta per la prima volta sul mercato nella piccola DAF 600, diventando così la prima vettura di serie a utilizzarla, e che DAF chiamò trasmissione Variomatic. Va però detto che già nel 1920 la società inglese Clyno Engineering Company introdusse nel suo modello 10.8 quella che sarebbe stata la prima versione di una trasmissione a variazione continua, diventando inoltre il terzo costruttore più grande del paese dopo la Austin Motor Company e la Morris Motors, società fuse qualche anno più tardi.
Il fatto che questa trasmissione sia così diffusa dipende dal suo progetto e dalla sua costruzione: a differenza di quanto accade nella maggior parte delle trasmissioni, dove ci sono ingranaggi che creano le marce, nelle trasmissioni a variazione continua CVT troviamo delle pulegge, collegate di norma da cinghie o catene, che possono variare le proprie dimensioni per ottenere un rapporto di trasmissione diverso; per questo, quando si parla di trasmissioni CVT, si dice spesso che hanno rapporti infiniti.

Nell’evoluzione dei cambi CVT compaiono le cosiddette e-CVT, nelle quali la funzione di conversione della coppia viene svolta elettricamente tramite un piccolo motore: in questo modo l’accoppiamento tra motore e cambio risulta più raffinato, ottenendo un maggiore sfruttamento e ottimizzazione dei giri, della coppia motrice e della potenza, a cui vanno aggiunte le caratteristiche proprie di una trasmissione a variazione continua CVT: minori consumi ed emissioni e maggiore comfort di guida per il conducente.
Inoltre, con le trasmissioni e-CVT si intende anche eliminare i principali problemi o sensazioni che questi cambi davano ai conducenti: quando si preme l’acceleratore si percepisce un ritardo prima che l’auto reagisca, oppure il fatto che, sempre in accelerazione, il motore si porti troppo sui giri, generando rumore senza trasmettere una sensazione di potenza e accelerazione.
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