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Cos'è la modalità boost, come si usa e a cosa serve?
La maggior parte delle auto elettriche, e molte con motore a combustione, dispongono di una modalità “boost” che aumenta la potenza e la spinta disponibili. Ti spieghiamo come funziona e a cosa serve.

Potenziare, spingere, aumentare… sono solo alcuni dei significati della parola “boost”. Un termine che ti suonerà familiare in molti ambiti: videogiochi, caricabatterie elettrici o perfino elettrodomestici. E ora sempre più spesso anche nelle auto elettriche, soprattutto quando si annunciano le specifiche. Ma cosa significa davvero la “modalità boost”, come funziona e a cosa serve?
In realtà il termine “boost” applicato a un veicolo si usa da molto tempo e non è esclusivo delle auto elettriche. Si riferisce a una modalità di funzionamento o a un programma specifico che consente di fornire più spinta o aumentare la potenza disponibile, ma solo in modo momentaneo. Ad esempio, in molte auto con motori a combustione sovralimentati la funzione “boost”, nota anche come “overboost”, agisce sulla valvola di scarico del turbocompressore per consentire una maggiore pressione di sovralimentazione quando si richiede la massima potenza, cioè in accelerazione a tutto gas.

È anche molto comune parlare della funzione boost nelle ibride plug-in o in alcune ibride leggere mild-hybrid, quando il motore elettrico supporta il motore a combustione per migliorare la risposta. E nelle auto elettriche, come probabilmente avrai immaginato, la modalità “boost” è quella in cui il sistema di propulsione eroga la massima potenza, cosa che si ottiene “semplicemente” tramite programmazione o software.

Se hai seguito qualche gara di Formula E ti suonerà il “Fan Boost”, che permetteva ai piloti che potevano attivarlo -scelti tramite votazione del pubblico prima delle gare- di disporre di una spinta extra per alcuni secondi nel momento che preferivano durante la corsa; oppure la Modalità Attacco, sostanzialmente lo stesso: i piloti passano in una determinata zona per attivare sulle loro monoposto elettriche una modalità in cui dispongono di potenza extra per alcuni giri.
Più potenza e migliori prestazioni, ma per un tempo limitato
In ogni caso si tratta di un apporto di potenza o spinta momentaneo, e ha la sua spiegazione: evitare danni ai componenti del motore a combustione o del sistema di propulsione. Per questo, nelle auto elettriche, la modalità “boost” si attiva solo quando acceleri a tutto gas e si mantiene per alcuni secondi in modo continuativo, ma si disattiverebbe se potessi continuare ad accelerare più a lungo. Non sono programmi da usare frequentemente nella guida quotidiana, ma un “aiuto” per ottenere la massima capacità di accelerazione in modo puntuale, ad esempio durante un sorpasso.

Ecco perché molte auto elettriche dichiarano una cifra di potenza e coppia, ma specificano a parte la potenza massima raggiungibile in modalità boost. Un esempio: l’Audi RS e-tron GT dichiara una potenza massima di 440 kW (598 CV), quella che i suoi due motori elettrici e il sistema batteria possono erogare in modo continuativo, mentre in modalità “boost” la potenza sale a 475 kW (646 CV), il che permette di ridurre l’accelerazione da 0 a 100 km/h da 3,6 a 3,3 secondi.

In particolare, nelle auto elettriche la modalità boost comporta un consumo extra di energia elettrica molto elevato e anche uno stress importante per la batteria, che può limitarne la vita utile. Ed è questo il motivo per cui alcuni marchi come Fisker sul SUV Fisker Ocean hanno deciso di limitare a 500 le volte in cui è possibile attivare la modalità boost, con un indicatore nel menu corrispondente sullo schermo del sistema multimediale in cui un conto alla rovescia mostra le attivazioni rimaste. Una strategia che è pur sempre una misura di protezione contro l’usura aggiuntiva causata dall’attivazione della modalità boost… o un modo di fare business, dato che i clienti potrebbero ampliare questo limite tramite un aggiornamento software.
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