Fiat divorzia da Tata e vuole avvicinarsi a Suzuki

Guillermo Arnal     23 May 2012     2 min.
Fiat divorzia da Tata e vuole avvicinarsi a Suzuki

Gli analisti indiani vedono chiara l’opportunità per il gruppo italiano di finalmente avere successo nella sua espansione asiatica. Ora dovranno affrontare gli oneri che la giapponese continua a subire.

Nel 2012 erano quasi sei anni da quando i marchi italiano e indiano avevano deciso di collaborare per condividere gli stessi punti vendita nel Paese asiatico. Ma la loro alleanza non durerà oltre, a causa della decisione, appena annunciata, di entrambi di porre fine a ogni rapporto commerciale. Questa, nata come un tentativo di Fiat di inserirsi maggiormente nel mercato indiano, non si è rivelata così redditizia come l’italiana si aspettava.

Oltre a sfruttare i 178 concessionari di Tata per vendere i propri veicoli, Fiat ha anche potuto produrre insieme alla casa indiana alcuni modelli nello stabilimento di Pune, nell’ovest dell’India. Ma dei 200.000 veicoli usciti da lì, fino al 31 marzo di quest’anno ne erano stati venduti solo 16.037, il 24% in meno rispetto al 2011. Tuttavia, nonostante la separazione, la produzione congiunta di modelli e motori proseguirà ancora per un certo periodo.

Tornata single in Asia, Fiat cerca con urgenza un nuovo partner. E casualmente il costruttore più importante dell’India, Suzuki nella sua alleanza Maruti-Suzuki, è in procinto di un altro divorzio da Volkswagen. Gli analisti delle società di consulenza indiane nel settore automobilistico nazionale, Cyrrus e IHS Automotive, lo considerano un chiaro segnale di avvicinamento.

Entrambe le aziende collaborano da più di dieci anni in vari settori, ma ciò non le esime dal trovarsi di fronte a un’alleanza ancora complicata. I benefici sarebbero reciproci: Suzuki potrebbe sfruttare temporaneamente i motori Diesel Multijet di Fiat per i suoi modelli indiani, mentre a Fiat fa molto comodo l’espansione in Asia per continuare ad aumentare la propria quota nel Gruppo Chrysler.

Il problema è che a Suzuki non conviene troppo condividere i concessionari, perché secondo gli analisti potrebbe confondere i consumatori indiani. E non bisogna dimenticare che Volkswagen, ancora proprietaria del 20% di Suzuki, non accetterà mai che la giapponese metta le mani sulla tecnologia italiana. Ma considerando che il Gruppo Fiat, per il momento, vede i suoi migliori risultati come Chrysler e non come il costruttore che gli dà il nome, è ormai ora che all’italiana spunti una nuova gallina dalle uova d’oro fuori dall’Europa. Potrebbe Suzuki essere per Fiat ciò che Chrysler è stata per il gruppo?

Via | Automotive News

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