Il capo di Peugeot descrive il piano di ritorno graduale in Iran
Iran Khodro commercializza dal 2001 una versione aggiornata della Peugeot 405 chiamata Pars.
Peugeot sta facendo i compiti per essere pronta nel caso in cui quest’estate si rendesse possibile il ritorno in Iran. Lo Stato mediorientale ha raggiunto un accordo ai primi di aprile con le potenze del 5+1 – Germania, Cina, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Russia – che prevede la non proliferazione e l’uso pacifico del suo programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni economiche che gravano su quel Paese.
Prevedendo che Teheran rispetti le condizioni proposte dalle potenze prima del 30 giugno, il marchio francese ha definito un graduale ritorno sul mercato iraniano, anziché riprendere immediatamente la produzione locale. Lo ha spiegato il suo amministratore delegato, Maxime Picat, in un’intervista rilasciata alla pubblicazione tedesca manager magazin.
La 206+ lì prende il nome di 207i, in riferimento al Paese in cui viene prodotta.
Se il contesto sarà favorevole, Peugeot inizierà esportando modelli di fascia alta e successivamente riprenderà la produzione locale.Il dirigente francese ha sottolineato che la strategia su cui sta lavorando sarà attuata in modo progressivo. Il primo passo consisterà nel tornare a esportare veicoli in Iran non appena si allenteranno le restrizioni commerciali. I modelli che verranno inizialmente commercializzati appartengono alla fascia alta della gamma, poiché, dal punto di vista aziendale, è preferibile riservare quelli più economici alla produzione in Iran.
Contemporaneamente, Peugeot sta definendo i dettagli di una nuova alleanza, ovvero una joint-venture, al 50% con il suo fedele socio iraniano, il costruttore Iran Khodro, parte del gruppo industriale Iran Khodro Industrial Group (IKCO). Nell’intervista Picat ha sottolineato che questa unione coprirà dall’approvvigionamento dei componenti fino alla vendita di ricambi, sempre basandosi sull’assemblaggio di veicoli che arrivano smontati in Iran.
La famiglia di modelli Samand è un altro dei pilastri di Iran Khodro.
Prima di negoziare un’altra unione con Iran Khodro, PSA attenderà che gli Stati prendano decisioni politiche definitive.Il problema, ha ricordato Picat, è che PSA Peugeot Citroën deve attendere che la Repubblica islamica e gli altri Paesi che partecipano all’accordo adottino le opportune decisioni politiche. Sebbene le prime notizie siano attese per la fine del mese prossimo, il processo burocratico può richiedere diversi mesi aggiuntivi. Un tempo che Peugeot perde per recuperare la elevata quota di cui godeva in precedenza in Iran.
Appena tre anni fa, la regione rappresentava per il marchio del leone il suo secondo mercato più importante, dopo la Francia. Le sue cifre di vendita sono arrivate in diverse occasioni a superare le 450.000 vetture annue e ancora oggi conserva un’immagine molto positiva tra i consumatori iraniani.
PSA Peugeot Citroën ha abbandonato l’Iran nel 2012 a causa delle pressioni di General Motors, all’epoca sua nuova alleata, a sostegno delle posizioni di USA ed Europa contrarie allo sviluppo del programma nucleare iraniano. Ma, come ha dichiarato Picat, il Paese costituisce ancora uno dei mercati con il maggiore potenziale di crescita – manager magazin lo definisce la prossima “nuova Cina” -.
Con 77 milioni di abitanti e un parco auto la cui età media oscilla tra i 20 e 25 anni, sia Peugeot sia altre aziende straniere del settore costrette ad andarsene non vedono l’ora di tornare in Iran e proseguire la propria evoluzione, misura che contribuirà a ridurre la sua dipendenza dall’Europa.
Via | manager magazin
Deja un comentario


Peugeot E-208 GTi: un giocattolo a batteria che recupera lo spirito delle sportive degli anni Ottanta
Nuovo Lexus ES: il lusso cresce e diventa elettrico
Primo contatto con la Dacia Sandero Hybrid 155: potenza ed efficienza a partire da 19.890 euro