BYD riorganizza i propri piani produttivi in Europa e guarda alla Spagna
BYD punta a consolidare la propria presenza industriale in Europa in modo flessibile e adattato alle normative locali, mantenendo l’Ungheria come sede chiave mentre esplora nuove opzioni nel sud del continente.
BYD ha appena reso noti nuovi dettagli sui propri piani produttivi nel continente europeo. La compagnia cinese ha confermato che il progetto di costruzione di un nuovo stabilimento di assemblaggio di veicoli passeggeri nella località turca di Manisa è attualmente in pausa. In alternativa, BYD sembra ora esplorare la possibilità di acquisire uno stabilimento già esistente di un altro costruttore nel sud dell’Europa.
La localizzazione della produzione nel Vecchio Continente resta una priorità strategica per BYD. Dal 2017, la compagnia cinese assembla autobus elettrici a Komárom (Ungheria) e dispone inoltre di stabilimenti per batterie in questo stesso paese.

Per quanto riguarda i veicoli passeggeri, si prevedeva inizialmente che la produzione della compatta Dolphin Surf avrebbe avuto inizio alla fine del 2025 nel nuovo stabilimento di Szeged, anch’esso in Ungheria. Tuttavia, sebbene i test di produzione siano già iniziati nel febbraio 2026, la compagnia non è ancora pronta ad assemblare i veicoli a pieno regime. Tutto lascia pensare che l’avvio della produzione in serie sia stato posticipato al quarto trimestre del 2026, poiché la compagnia sta ancora installando attrezzature in questo stabilimento.
La Spagna nel mirino
Dopo aver messo in pausa il progetto turco, BYD si concentra ora sulla ricerca di un nuovo impianto nel sud dell’Europa, preferibilmente all’interno dell’Unione Europea. E la Spagna è uno dei paesi che ha suscitato il maggiore interesse della compagnia.

Sebbene BYD non abbia fornito una spiegazione dettagliata dei motivi che l’hanno portata a mettere in pausa il progetto turco, questa decisione sembra essere legata alle future norme europee “Made in EU“, che richiederanno un’elevata percentuale di valore aggiunto locale affinché i veicoli possano accedere a sovvenzioni pubbliche o a contratti con le amministrazioni. Non si tratterebbe quindi di evitare i dazi aggiuntivi che l’UE impone ai veicoli cinesi, poiché la Turchia mantiene un’unione doganale con il blocco europeo.
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